La
casa di campagna rispecchia le poco generose risorse ambientali; di
modesto volume, semplice nella sua rigida pianta rettangolare, è
costruita con blocchetti di granito sagomato (“cantoni”)
o anche con granito non sbozzato (“petra scapula”);
in tutti e due i casi le pietre sono legate con malte di calce o argilla
. Le facciate sono strutturate con conci a vista; solo in qualche
caso si può notare lo stazzo con delle facciate intonacate
o almeno con gli architravi delle aperture, in blocchi monolitici
di granito, affrescati di calce. Un particolare che rivela la ricerca
di qualche motivo estetico che ingentilisca la spontanea rozzezza
e pesantezza del granito. L'arredo della stanza è semplice
e ridotto all'essenziale: un tavolo di legno appena sbozzato (la
banca) non più alto di 70 cm., La casa di campagna
rispecchia le poco generose risorse ambientali; di modesto volume,
semplice nella sua rigida
pianta rettangolare, è costruita con blocchetti di granito
sagomato (“cantoni”) o anche con granito non sbozzato
(“petra scapula”); in tutti e due i casi le pietre sono
legate con malte di calce o argilla . Le facciate sono strutturate
con conci a vista; solo in qualche caso si può notare lo stazzo
con delle facciate intonacate o almeno con gli architravi delle aperture,
in blocchi monolitici di granito, affrescati di calce. Un particolare
che rivela la ricerca di qualche motivo estetico che ingentilisca
la spontanea rozzezza e pesantezza del granito. L'arredo della stanza
semplice e ridotto all'essenziale: un tavolo di legno appena sbozzato
(la banca) non più alto di 70 cm.,
degli sgabelli fatti per sovrapposizione di strati di sughero e trattenuti
da cavicchi di ginepro (banchitti) molto
comodi per stare attorno al fuoco che, per la maggior parte dei
casi, (alta Gallura) è messo al centro della stanza (la forma
del focolare è a ferro di cavallo o ovale e il fumo viene espulso
da una parte del tetto lasciata senza il graticcio di canne); uno
scaffale (“lu trastaggiu”) e
diversi cassoni che servivano da contenitori per riserve alimentari
oltre che per sedersi o poggiarvi le cose, e poi i letti. Con la crescita
della famiglia e, in particolare, in caso di matrimonio, si aggiungono
una o più stanze, in genere simili alla precedente, di solito
prolungando il corpo di fabbrica; questo nel caso che la famiglia
optasse per una vita comune destinando un vano a cucina comune e l'altro,
diviso, a camera da letto. Nel caso contrario la nuova famiglia si
costruiva, a non molta distanza dalla prima abitazione, la nuova dimora.
Questo comunque è un caso che si verifica in presenza di famiglie
numerose, che non sono rare. L'evolversi delle tecniche di produzione,
fanno migliorare anche le condizioni abitative delle popolazioni rurali
che compiono un salto di qualità abbandonando il modello abitativo
monocellulare ampliandolo con altre cellule, inizialmente almeno di
una. Si passa così ad un modello bicellulare che è il
più tipico e ancora suscettibile di ulteriori ampliamenti.
Lo
stazzo moderno anche se ha mantenuto la tipica forma esterna, offre
tutti i vantaggi della corrente elettrica e della strada carrozzabile.
Non meno interessanti da un punto di vista organizzativo sono le aree
pertinenti all'abitazione rurale. Queste non seguono un modello fisso,
ma sono dettate dalla conformazione del territorio. Uno schema tra
i più diffusi è quello in cui la casa rurale domina
un gran piazzale, ornato da qualche pianta di quercia, o da un vecchio
olivastro, a un lato del quale è posto lo stabbiolo del maiale
da ingrasso e il
pollaio entrambi recintati con muro a secco. Dal piazzale parte la
carrareccia, che collega alla strada principale, e una serie di viottoli
che portano ai recinti delle bestie per lo più capre e bovini,
anche questi recintati con muri a secco, ed agli eventuali orti o
frutteti. I terreni più vicini all' abitazione, se idonei,
sono avvicendati a colture cerealicole o foraggere, mentre i più
distanti, se produttivi, sono te avvicendati, altrimenti lasciati
a pascolo. Non manca quasi mai nelle immediate vicinanze dell' abitazione
un pezzo di bosco, in genere di leccio, o leccio e sughera, e tanto
meno una fonte di acqua che deve soddisfare sia le esigenze delle
persone che quelle degli animali nei periodi caldi. Fino a 30 anni
fa la metà della popolazione gallurese abitava negli stazzi.
Ora, quasi la metà di questi, risultano abbandonati o abitati
saltuariamente. Rimangono comunque elemento tipico del paesaggio gallurese:
inseriti splendidamente nell'ambiente, come i muretti a secco e le
siepi di rovi. Spesso in vicinanza di grosse rocce tafonate di cui
si sfruttano le cavità. Ne incontreremo parecchi nel nostro
camminare: dai più antichi spesso diroccati e cadenti ai più
moderni assomiglianti più a ville che a case rurali. Anche
attraverso di essi si può leggere il progresso e il migliorato
tenore di vita della popolazione. Una volta centro di vita sia spirituale
che economica erano sentiti dal proprietario quasi piccole regge autosufficienti.
Dopo il periodo dell'abbandono,oggi sono di nuovo desiderati e ricercati
dagli amanti della tranquillità ad ogni costo. Lo stazzo più
bello, ancora abitato, l'ho incontrato in regione Canaili nel territorio
tra Luogosanto e Luras. E' presente ancora un grande "rotu"
per la trebbiatura; la costruzione in conci a vista ben squadrati
rivela l'intenzione, da parte dei costruttori, di metter su il "
migliore" stazzo della zona. La data è sull'architrave:
1860. |
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